Atto I, Scena VI.

Scena VI

Punk

Metallaro

Comunista

Uomo d’affari

[Il punk, il metallaro e il comunista sono seduti sulla panchina, avviliti. I manifesti della cabina sono più convinti di quelli della scena precedente, i gridi di vittoria sono più acuti e l’impatto visivo è più forte. Una telecamera è stata montata sul palo degli orari, punta su di loro. È notte: unica luce il lampione.]

Punk: ci siamo. È finita.

Metallaro: è finita veramente.

Punk: abbiamo provato a sottrarci a tutto questo.

Metallaro: abbiamo provato a dire la nostra.

Punk: telecamere ovunque.

Metallaro: controlli per qualsiasi cosa.

Punk: federalismo fiscale.

Metallaro: manca poco che le telecamere ce le mettano pure in casa.

Punk: e che il governo diventi privatizzato.

Metallaro: o che ci mettano un chip sottocute per controllare gli spostamenti.

Punk: ma il problema è che noi non valiamo nulla.

Metallaro: quasi alla stregua degli immigrati.

Punk: siamo pochi.

Metallaro: pochi è dire tanto.

Punk: loro sono tanti e tutti convinti.

Metallaro: hanno la legge dalla loro parte.

Punk: e soprattutto non hanno intenzione di contrattare.

Metallaro: non si fa una media con la minoranza, si elimina direttamente alla radice il problema: si elimina la minoranza.

Punk: ma noi resisteremo!

Metallaro: almeno dentro di noi rimarrà una fiammella di speranza!

Punk: io nella mia anarchia.

Metallaro: io nella mia musica.

Comunista: ma che dite? Anarchia? Musica? Come fate a rifugiarvi in queste cose? Uscite fuori dal mondo e pretendete di cambiarlo? Scappate dalla realtà. Non bisogna mai scappare.

Punk: e cosa vorresti fare tu?

Metallaro: cospargerti di benzina e darti fuoco di fronte al municipio?

Punk: oppure organizzare dei sit-in, da solo?

Metallaro: e non so quanto potrebbe durare una cosa del genere..

Punk: in effetti non so se finirebbe prima per la polizia che ti porterebbe via, oppure per gli automobilisti che comunque ti investirebbero..

Comunista: ma come potete dire queste cose? Ci sarà pur qualcun altro che la pensa come noi.

Punk: c’erano.. c’erano.. [sconsolato]

Metallaro: ma poi si sono resi conto che starsene a casa a drogarsi e ascoltare musica, finchè ci sarà musica buona, è meglio.

Punk: ci si diverte di più e non ci si deprime neanche troppo..

Comunista: ma… chi lotta può vincere, chi non lotta ha già perso..

[Scoppiano a ridere il punk e il metallaro]

Punk: idoli del passato.

Metallaro: altri tempi.

Punk: questa è l’epoca delle telecamere.

Metallaro: questa è l’epoca delle ronde cittadine.

Punk: questa è l’epoca delle prigioni psicologiche.

Metallaro: l’epoca delle castrazioni.

Punk: l’epoca della riforma della costituzione.

Metallaro: everything is under control.

Comunista: e così che svanisce tutto? Così miseramente?

[Entra l’uomo d’affari ubriaco e coi vestiti strappati]

Uomo d’affari: no! È così che finisce tutto! Con un uomo ricco da far schifo che si riduce in questo stato. Anche io ero come voi. Io credevo nei vostri ideali. Io amavo la vita. Ma poi mi sono reso conto. La consapevolezza. È così che finisce tutto. Ho fatto carriera. Sono diventato un broker e adesso guadagno fin troppi soldi. La notte esco, mi ubriaco e mi diverto a ritornare feccia, reietto di una società che mi risucchia. Ritorno alle origini. Mi strappo i vestiti. E mi immergo nel fango, nuoto nelle fogne. Un contatto con quello che non sarò. È ormai l’unica cosa che riesce a distrarmi dal mio lavoro. La consapevolezza, dicevo, è lei l’autrice di tutto. La consapevolezza di non poter più fare niente. È inutile rifugiarvi nelle vostre sciocchezze: la musica, l’anarchia, la lotta, la droga. Aprite gli occhi una volta per tutte.

Comunista: e allora ti stai contraddicendo: perché fai quello che fai se poi ti sei rassegnato?

Uomo d’affari: perché ero come voi, ve l’ho detto. Il problema è che non posso farmi togliere tutti i ricordi, non ancora. Quindi devo convivere con la mia coscienza. Sapete, ho scritto molte lettere a me stesso quando avevo la vostra età. A poco a poco le ho riscoperte tutte. In quelle lettere c’erano le mie emozioni macchiate dalle lacrime. Piangevo pensando al futuro. Piangevo perché sapevo come sarei diventato. Anche a quel tempo ero consapevole, ma chiudevo gli occhi inutilmente.

Comunista: ma io non sono come gli altri! Io resisto veramente. Io combatterò sul serio. Loro sono degli ipocriti, non io! Loro sono dei fricchettoni, non io! Loro si contraddicono.

Uomo d’affari: e allora questa rivoluzione? Quando avverrà? Quando inizierai a muoverti? Quando abbandonerai le parole e gli ideali per far spazio all’azione e alle idee? Oggi stesso?

Comunista: bhè.. oggi proprio no..

Uomo d’affari: domani allora?

Comunista: già è più fattibile… però rimane in forse..

Uomo d’affari: dopodomani come ti sembra invece?

Comunista: dopodomani.. si! dopodomani sicuramente!

[Chiusura del sipario]

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