Red Rock.

L’alternatore scandiva i secondi con la sua rotazione e qualche scintilla balenante nella luce bluastra della stanza.

Red Rock viaggiava tra i conti cifrati della Masterloop, inseguito da un antispyware ostinato.

Le sue dita si muovevano velocemente su un tastierino rotondo, gli schermi pulsavano di lettere e numeri indecifrabili da un profano e uno strano odore di polistirolo stagnava, silenzioso, in attesa di una vittima da disgustare. Erano tempi duri per Red, dopo la fusione con una Major, la Masterloop era diventata impenetrabile. Come quasi tutte le altre multinazionali.

Girando intorno al pilone di backup, Red si accorse di essere troppo lento. Quel bagliore viola che lo inseguiva ormai era a una manciata di kb di distanza. Red sapeva che questa sarebbe stata la sua ultima missione: i Led non lo avrebbero lasciato in pace se avesse fallito.

La porta blindata cominciò a pulsare di un blu elettrico e i cilindri del meccanismo d’apertura vibravano schiavi della fisica. I Led stavano monitorando la missione dai loro computer in qualche scantinato nei sobborghi e sapevano già come sarebbe andata a finire. I due tizi vestiti da Punk che stavano forzando la serratura non erano lì per prendere un thè.

Entrarono e ci misero qualche secondo a trovare, in mezzo a quella confusione di fili e dispositivi lampeggianti, il corpo di Red Rock nascosto sotto il visore e i collegamenti al deck per il cyberspazio. Non fecero altro che inserire uno stock di memoria portatile a collegamento diretto nella porta d’entrata del deck. Andandosene non si preoccuparono di richiudere la porta.

L’anti spyware si era moltiplicato in una rete che circondava, nelle quattro dimensioni, Red Rock. Lui non poteva sapere che nel frattempo gli uomini della Led erano entrati a casa sua. Circondato da una sfera viola il cowboy imprecava e tirava pugni sulla superficie opaca. Lievi scariche elettriche lo scaraventavano indietro. La sfera serviva a tener bloccato Red e nel frattempo cercava di individuare il suo IP, scavalcando le proxy di offuscamento, per mandare una segnalazione alla polizia.

Ma serviva a poco tutto questo, lo Stock conteneva un virus che Red stesso aveva scritto: nell’arco di una decina di minuti avrebbe creato un sovraccarico e avrebbe distrutto tutti i dati sensibili nel computer, per poi espandersi e soffocare gli impulsi neurali di Red stesso, costringendolo a una vita da vegetale. Red sapeva che avrebbero usato quel virus, un po perché era il migliore e un po perchè conosceva il gusto per l’ironia degli uomini della Led, per questo aveva cominciato a lavorare a un antivirus adatto, ma il lavoro non era ancora finito e si erano verificate delle instabilità sconosciute nei test di prova.

Quando la polizia arrivò con le divise al carbonio, con i fucili tesla e i caschi a risonanza acustica, trovarono Red Rock immobile sulla sedia. Una breve verifica indicò che il suo encefalogramma era muto, immobile. Il virus aveva funzionato, la polizia lo staccò dai controller e lo portarono in una cella di stasi dove avrebbe aspettato di morire di vecchiaia, immerso nell’antigravità in due metri per due di acciaio nero.

Red Rock viene ancora oggi ricordato per le sue gesta pioneristiche nell’universo del cyberspazio. Quasi osannato dai cowboy moderni per le sue incredibili intuizioni e le sue gesta al di fuori dal comune breaking. Leggende cominciarono a spandersi sul web quasi subito e la sua morte fu un brutto colpo d’arresto per l’evoluzione della comunità cowboy internazionale. La perdita dei suoi dati una tragedia. Nessuno lo conosceva di persona, ma molti videro nella sua morte la fine di dell’era d’oro della pirateria nel cyberspazio. Alla pari delle grandi star del rock di una volta, verrà ricordato per sempre, dissero che era diventato immortale. Nessuno immaginava quanto fosse vero.

I tecinici della Masterloop che il giorno dopo analizzarono l’intrusione trovarono un’anomalia. Leggendo sugli schermi enormi di fronte a loro il codice di programmazione, si ritrovarono davanti un elemento estraneo che occupava sette esabyte del server. Non sapendo cosa fare lasciarono tutto invariato, l’anomalia non sembrava essere dannosa e di certo non volevano rischiare il posto. La Masterloop dovette chiamare un altro cowboy per capire la situazione…

[Continua]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...