Sweet Jane.

Eravamo lì sul muretto, a fumare e a vedere il tempo passare, attraverso le foglie che cadono, con i manifesti che si ingialliscono e dimenticando il volto dei vecchi che non portano più a spasso il loro cane.
Lasciare l’asfalto crepare d’estate e bagnarsi d’autunno.
Il muretto rosso, i tuoi capelli.

Adesso siamo noi piegati, crepati al sole, caduti dagli alberi. Senza più desideri, senza più forti emozioni. La vita, la morte e l’universo: 42.

Eravamo bellissimi.
Eravamo vivi.

Mi alzai dal muretto senza dire una parola, lanciando il mozzicone lontano, tra indice e medio.
Mi mescolai tra le persone che conosci e scomparii tra i mormorii, lasciandomi alle spalle un silenzio crepitatante, un grido spezzato sul nascere, un discorso mai fatto, quel vuoto così denso da non farti respirare.

Venne la notte e l’inverno. Lasciammo congelare gli intenti, dimenticammo le parole e forse ci dimenticammo anche di noi.

Eravamo partiti per cambiare il mondo e abbiamo cambiato solo noi stessi.

Il muretto non c’è più. Tu non ci sei più.
Forse partita per mondi lontani, forse sepolta con i tuoi cani.
Senza più sigarette nè fumo negli occhi, disincantata.

Veloce come il lampo, vorace come il tempo, scappa finchè sei in tempo.
Non guardare mai l’orologio, non ti dirà niente di nuovo.
Non guardare oltre l’orizzonte, è solo uno sfondo dipinto.

Non pensarmi. Non odiarmi.

Non guardare indietro, c’è solo un vecchio che piange.

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