WestBanhof.

Me ne andai. Annusavo l’aria con rinnovato stupore. Il fumo di sigaretta, assorbito dalle pareti, quel puzzo di chiuso. Le pareti sembravano essere ancora più gialle, ancora più vecchie e logore, con le macchie di umido e l’intonaco scrostato. Presi le mie poche cose e le misi in una ventiquattrore, sbattendo le porte mentre percorrevo il lungo corridoio, rovesciando i vasi con i fiori appassiti e lasciandomi una scia di lacrime alle spalle. Fuggivo dalla luce dell’alba che lentamente saliva dalle finestre. Lasciai il portone aperto e immersi i piedi nudi sul prato.  Lo squallore di quella enorme casa cadente comparve all’improvviso di fronte ai miei occhi umidi. Alcova dei desideri impuri, dei fallimenti con ricevuta di ritorno.

Scoprii di essermi lasciato morire lentamente. Dentro quella casa. Tra le sue colonne e i suoi infissi. Dimenticavo ogni giorno un particolare, tra una pizza surgelata e un sorriso allo specchio bugiardo.
Crebbe la pancia tra un’orgia e un pompino.
Crebbe l’indifferenza tra il pomeriggio e la sera.
Andiamo avanti e vediamo, mi dissi. Andiamo avanti e guardiamo i vecchi quadri invecchiare, riempirsi di polvere e accasciarsi nelle loro cornici.  Andiamo a vedere dove ci porta questo treno, che stanco sbuffa dalla locomotiva nascosta dietro la collina. Lungo e maestoso, patinato, ma coi cessi che cadono a pezzi tra la merda e il piscio.

Eccomi qui. A guardare il sole tramontare ancora e colorare la facciata di legno.
Andiamo.

Ma le gambe cedettero dopo pochi passi. Strisciai fino alla fine del bosco. Era notte fonda e mi addormentai ai piedi di un frassino.

Il giorno dopo ero foglie secche e muschio.
Il vento mi portò lontano a sbriciolarmi.

Mi lasciai piovere addosso e ormai nulla mi era rimasto se non il mio colore verde acceso, che sapevo sarebbe scomparso in estate.

Qui ai lati dell’autostrada del Sud, accanto alla Stazione Ovest. I sogni sono imprigionati dai cavi dell’alta tensione e le parole sovrastate dal rumore del treno sulle rotaie. Non puoi pensare neanche, che i pensieri scappano tra il sudore e il sangue.
Dalla Stazione Ovest partono tutti i treni del mondo e non vanno da nessuna parte. Tornano sempre qui, perché qui conviene.

E ogni tanto mi chiedo se ne sia valsa la pena.

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