Un Autore In Cerca Di Pietà.

– E’ ancora lì?

– Zitto! Lo distrai, sta pensando…

– Ma che distrarre? Io lo ammazzo! Lo ammazzo ti dico!

– Buono Stefano, buono, ancora non ha scritto niente…

La stanza era buia, solo la luce della candela fiocamente brillava sul tavolo. Il foglio di carta steso sul legno. Bianco. Il calamaio di intravede nel chiaroscuro, come il suo profilo pensoso. – Vacci a parlare, ti prego….
Le mani senza fretta coprono gli occhi in disperazione muta. Osservato dall’ombra, pensava. Cercava di trovare un modo, una scorciatoia, ma la penna, coricata su un fianco in trepitante attesa, chiedeva il suo sangue.
– Non lo fare… è piccolo, sai anche tu che non è questo il modo. – a parlare era un’ombra. Nera e snella figura si avvicina allo scrittoio con gesti calcolati e delicati. – Farebbe più male a te che a lui… – lo scrittore tolse le mani dagli occhi e le poggiò tremolanti sulle ginocchia. La candela sinuosa danzò quando la figura si sedette al bordo del tavolo.
– Tu sei il mio preferito, lo sanno tutti lì, quelli che ci guardano… – l’uomo osservava il volto in penombra, quasi coperto da un tricorno rosso. – Ma non per questo devo stare ad ascoltarti. Sai bene che non c’è soluzione. Deve morire.
La finestra rotorna in fondo alla lunga stanza dava su una notte senza luna e senza stelle, ammutolite nell’attesa di una decisione.
– Non continuare allora. Lascia che tutto si disperda all’alba, come un brutto ricordo, un passato da dimenticare. Brucia tutti i libri e lascia che il fumo si confonda con le nuvole, per poi volare altrove…
– Ma se non sarò io, qualcun’altro sarà stuzzicato dalla vista di quelle nuvole, dal battito delle ali di quella farfalla, da quel ruscello in periferia non ancora inquinato.
– E ti senti pronto per questo passo allora?
-Sarebbe meglio girargli le spalle allora? Affidare, da vigliacchi, la sua esecuzione a qualcuno che non ha mai impugnato la spada? Io gli darei una morte gloriosa, epocale, storica. Qualcun’altro potrebbe ucciderlo nel silenzio della sua camera, senza squilli di trombe, senza i segni del lutto. Scaglierebbe l’inchiostro maldestramente, senza neanche sapere cosa sta facendo… Per divertimento forse, orribile! Dio mio, come potrei vivere con questi pensieri?

I due rimasero in silenzio, in contemplazione del foglio bianco, cercando una soluzione.
Un passo avanti. Sudore, paura. Dimidezza. Come ci si può rivolgere al proprio Dio senza sembrare patetici?

– Mio signore… – voce di donna – se posso permettermi…
– Stai zitta tu! Avrei dovuto ucciderti molto tempo fa! – lo scrittore adirato si rivolse a quell’altra ombra di cui si intravedevano solo i piedi, scarpe da ballerina e caviglie di cristallo. – Tu che non sei altro che un’accozzaglia di ricordi tristi. Ti sorprendi che sbotti in questo modo? Mi reci solo dolore, la tua stessa esistenza non è altro che un capriccio dei tempi andati.
-Dei bei tempi andati… – suggerì l’ombra col tricorno.
-Già… bei tempi…. – La tristezza gelò il momento, dopo solo il freddo.

Qualcuno consolò la figura femminile che singhiozzante tornò in un angolo, dai suoi compagni. Lo scrittore si chinò sulla candela, gli occhi erano gonfi di rancore e le guancie sporche di dolore nero. La mano scivolò lenta sulla penna. Le dita si soffermarono a tamburellare sul legno freddo, per poi impugnare la spada.  Uno sfarfallio virtuoso sopra la pagina. La punta viene pogiata, punto.
– Fa come vuoi… io ci ho provato…

La figura scompare. Lo scrittore inizia a solcare le imperfezioni del foglio, una barca che lascia il porto per perdersi nella tempesta. E tra le onde affogherà soltanto lui.

L’imperfetto, l’amato, lo scrittore, il bambino, il sognatore, l’astronauta, il veterinario, il dottore, la rockstar, il militare, l’acchiappafantasmi, l’entomologo, il pirata….

In una sola notte, l’autore si è ucciso. Un paio di fogli buttati sul pavimento tiepido. Uno sbattito di ciglia e un punto di chiusura. Una goccia di sangue sulla spada, un crimine di cui sarà il solo testimone.

– Mi dispiace piccolo… vai… – i personaggi accompagnarono il giovane fino alla porta, verso la sua scena, il palcoscenico di quel racconto ad attenderlo. Inutile resistenza, i fili erano saldi ai suoi polsi. La donna con le scarpe da ballerina pianse, una donna grassoccia vestita da governante le accarezzava i capelli. L’uomo col tricorno lo salutava fiero. Hide sghignazzava rannicchiato.

Le stagioni della vita dello scrittore passavano, anno dopo anno, mese dopo mese, giorno dopo giorno, minuto dopo minuto.

Poco prima dell’alba lo scrittore si addormentò, i suoi personaggi si strinsero accanto a lui, guardandolo dispiaciuti dall’alto delle loro ombre. Lo sovrastavano con le loro avventure, le loro storie, i loro drammi. Sapevano che prima o poi sarebbero morti tutti, o peggio sarebbero stati dimenticati sul fondo di un baule. Gli occhi spenti in un pianto silenzioso. Solo l’uomo col tricorno osservava l’orizzonte nero fuori dalla finestra. Le prime luci destarono anche gli altri.

– Andiamo.
– Quanto pensi che manchi….
– Non lo so, un mese o più, anni, forse vivremo per sempre…
– Forse non abbiamo bisogno di lui. Forse possiamo scappare….

– Una volta…. – disse il vecchio – ero proprio come quel giovane. Adesso, invece, sono consumato dal ricordo, dall’idea iniziale. Seviziato dai ritocchi. Ed ecco che mi sgretolo, di me è rimasto solo un pallido riflesso nei suoi occhi.

– Ero il suo preferito. Mi amò e mi violentò più volte cercandosi diverso.

– Mi ha sempre amato. Ma mai desiderato abbastanza. Adesso è solo, prigioniero dei rimorsi.

Abbiate pietà di lui.

L’alba lo colse vuoto. L’alba non ha mai pietà, è spietata. L’alba disperse le sue ceneri nel vento.

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2 risposte a “Un Autore In Cerca Di Pietà.

  1. Mi sembra più che giusto! 😉

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