Referto B/95

Cara Alessandra,

quando me ne accorsi, fuori dalla mia finestra il vento soffiava forte. Novembre aveva spazzato via tutto quello che l’estate ci aveva lasciato. Il vento aveva violentato le carcasse dei momenti caldi e rassicuranti, dei momenti spensierati all’ombra in un afoso pomeriggio. Gli alberi si piegavano, nudi, sotto le vergate della furia divina. Dio, o chi per lui, si stava vendicando su di noi. Io più di tutti gli altri lo capivo. Capivo la sua rabbia. Seduto alla mia scrivania potevo vederlo, ballare un tango impetuoso tra le foglie secche e i giornali abbandonati. Ballava con tutti e con nessuno, ma il suo sguardo era sempre fisso su di me. Seduto alla mia scrivania potevo sentirlo bussare alla mia porta. Potevo percepire le vibrazioni dei suoi passi pesanti. Lo stretto di Messina, incorniciato dalle tende sbiadite del mio studio. Il mare increspato tormentava l’ultimo traghetto della giornata.

E venne la pioggia.

Sciacquò via tutta la lordura dalle strade, a completare il lavoro grossolano del suo fratello Zaffiro.

Fiumi di sangue e catrame scivolarono per le fogne.

E al mattino le strade brillavano di una nuova purezza. Niente scippatori per le strade, nessun tossico nei parchi, nessuno stupratore che ti insegue.

E così divenni inutile, schiacciato dalla consapevolezza. Non c’era più niente da combattere, c’erano rimaste solo le cose per cui lottavamo; e non sapevamo che farcene.

C’eravamo riempiti la bocca di buoni propositi. C’eravamo imposti un codice d’onore.

Era diventata tutta la nostra vita. Lo facevo per te.

Seduto alla mia scrivania guardavo il chilometro più bello d’Italia splendere alla luce dell’alba. Brillante di rugiada. Pulito. Candido. Immacolato.

Seduto alla mia scrivania potevo ricordare quando avevo ancora uno scopo. Quando le strade erano piene di topi di fogna e io, sotto il mantello stellato della notte, gli davo la caccia pensandoti.

Erano gli anni migliori quelli, quando il terrore si insinuava per le strade come un alito di vento, uno spettro freddo quasi palpabile. E giocavo a fare il detective. Col mio trench e il bavero sempre alzato sul collo, l’aria da duro, la sigaretta alla bocca, con un filo di fumo che si alzava lentamente al cielo. Per certe questioni serviva gente “con le palle”, come dicevano loro, e io lo ero. Niente gloria per me, solo la soddisfazione del momento. Li cercavamo, li seguivamo nell’ombra, e loro lo sapevano che ci avevano alle spalle. Mi fomentavo nel vedere il sangue macchiarmi le nocche. La loro disperazione ci eccitava, ci faceva rizzare i peli sulle braccia, li fiutavamo e sentivamo la loro paura. Reggio Calabria nella sua desolata disperazione, oasi di gente perduta e maledetta, ci faceva da perfetto palcoscenico. Ci abbracciava da un lato coi suoi vicoli stretti e umidi, e dall’altro coi suoi sconfinati panorami, sublimi.

Ero al porto l’ultima volta che ti vidi, immobile sul molo osservavo la nave scomparire nell’oscurità. Una leggera foschia si alzava dal mare, la salsedine mi consumava le maniche della giacca. Il maraschino abbassato sul volto, a coprire le lacrime. Tutto intorno buio. Soltanto il lampione sopra di me irradiava un’opaca luce gialla. Cominciò a piovere e io camminai fuggendo dalla luce, rintanandomi nell’ombra. Inzuppato fino alle ossa marciai per la città sotto un cielo sconvolto dai fulmini. Cercai i miei peggior nemici, gli unici amici mai avuti, ma la città era deserta. E fiutavo l’aria: il nauseante odore di putrefazione stava cominciando a svanire.

Stanno venendo a prendermi. Lo sento, da dietro la mia scrivania. Calmi salgono le scale. E io vado a letto, tengo stretto tra le dita la tua lettera dal Cairo e chiudo gli occhi.

Questa lettera sarà il referto B/95 e verrà dimenticata in un magazzino, prima di essere bruciata.

E mi rendo conto che ci hanno preso tutti in giro. Hanno giocato con noi e noi glielo abbiamo concesso.

Ti dico addio, con la canna amara della mia pistola in bocca e il dito sul grilletto.

Sono appena entrati.

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Una risposta a “Referto B/95

  1. 😮 Bello.
    Ci trovo una puntina di Alan Moore e una base di Micheal Curtiz. 🙂

    Mettici più tette e farai strada, figliolo (cit)

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